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Le tecnologie digitali amplificano le capacità individuali di ogni persona, dando vita a nuove forme di umanesimo: la nuova sfida per i leader digitali è investire sul capitale umano, cogliendo queste abilità e capitalizzandole per far crescere il business. La tecnologia da sola, infatti, non basta per ottenere vantaggio competitivo, ma occorre sviluppare competenze digitali per integrarla con le pratiche di lavoro e la cultura aziendale. Abbiamo già parlato di digital capabilites nel nostro articolo Digital Dictionary pormuove una ricerca sulle nuove competenze digitali, descrivendole come le competenze sia tecniche (hard) che trasversali (soft) che supportano i dipendenti nell’uso corretto delle nuove tecnologie digitali nel proprio lavoro.

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Le competenze digitali: un asset prezioso, ma raro

L’importanza delle competenze digitali riguarda ogni settore: la Commissione Europea stima che, entro il 2020, il 90% delle professioni non ICT richiederà queste nuove abilità. Tuttavia, in Europa come nel resto del mondo esiste ancora un gap tra mercato della domanda e dell’offerta di talenti digitali: solo il 3,5% degli studenti universitari frequenta un corso di laurea in ICT, e 1 lavoratore su 3 non possiede alcuna competenza digitale. Più in generale, il 44% dei cittadini fra i 16 e i 74 anni non possiede competenze digitali di base. Questa carenza si riflette sulle performance aziendali: 4 aziende su 10 hanno dichiarato un calo nella produttività e nella retention dei clienti a causa della mancanza di abilità digitali.

 

Nuove competenze hard…

Ma quali sono queste competenze? L’universo SMAC (acronimo di Social, Mobile, Analytics, Cloud), a cui si aggiungono intelligenza artificiale, robotica e IoT, richiede competenze tecniche altamente specializzate e crea nuove figure professionali. Ne è un esempio il Data Scientist, considerato uno dei profili più ricercati nei prossimi dieci anni, in grado di analizzare e gestire grandi moli di dati. Altre competenze hard tra le più richieste rientrano nell’ambito del Cloud Computing, della progettazione di app mobile e di interfacce intuitive che possano migliorare la User Experience su tutti i touchpoint digitali. In risposta ai recenti attacchi hacker, inoltre, è cresciuta l’attenzione verso la digital security, ossia la capacità di proteggere i dati e i dispositivi aziendali da attacchi esterni che potrebbero impattare negativamente sulle performance. 

 

… E nuove competenze soft

Anche le competenze trasversali sono importanti per creare valore. Una delle soft skill più ricercate è il problem solving, ossia la capacità di risolvere i problemi tecnici o di trovare soluzioni attraverso lo sviluppo del pensiero creativo, laterale e strategico. A questa si aggiunge la new media literacy, ovvero il grado di alfabetizzazione nei confronti dei nuovi media, dei loro linguaggi e dei loro formati, e il knowledge networking, che consente di identificare, recuperare e capitalizzare le informazioni contenute in rete. La molteplicità delle piattaforme digitali richiede inoltre di sviluppare abilità di virtual communication e di gestire i flussi comunicativi online nel rispetto della netiquette aziendale. Più in generale, dunque, in un contesto di disruption è importante essere aperti al cambiamento e adottare un mindset agile e flessibile verso richieste mutevoli.

 

Nuove skill, nuovi modelli organizzativi

Tra le funzioni aziendali che necessitano maggiormente di digital capabilities, troviamo, secondo una ricerca di Osservatori del Politecnico di Milano, la funzione Sistemi Informativi (78%), la funzione Marketing e Customer Care (63%) e la funzione Organizzazione/Risorse Umane (38%). È bene ricordare, però, che le innovazioni digitali toccano tutte le funzioni aziendali indistintamente, eliminando sempre di più i confini tra le stesse. Questo si riflette a livello organizzativo su più elementi:

  1. La gerarchia: no a strutture verticali, piramidali e gerarchiche, sì a strutture orizzontali, agili e decentrate orientate a una maggiore autonomia ai dipendenti;
  2. L’organigramma: dai classici organigrammi rigidamente divisi per funzione a un’organizzazione del lavoro sulla base di team interfunzionali che favoriscono lo scambio di competenze e una maggiore velocità decisionale;
  3. La leadership: i nuovi leader agiscono sempre di più in modo trasformativo e condiviso, nell’ottica di supportare la crescita e la formazione dei dipendenti. Non a caso, Accenture definisce i CEO come i nuovi Chief Learning Officer;
  4. La cultura: no a un approccio tecnofobico tipico delle generazioni più mature, sì alla diffusione di un senso comune di fiducia verso la tecnologia e di un’inclinazione a preferire le soluzioni digitali a quelle tradizionali.

Per una trasformazione digitale di successo, dunque, è importante comprendere il valore del capitale umano e investire in questa direzione. Al contrario di quanto spesso si può pensare, le macchine liberano il potenziale di ciascun individuo, anziché sostituirlo, ed essere umani acquisisce incredibile valore. Se vuoi saperne di più sulle competenze digitali, scarica la nostra infografica:

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Chiara Fontana
Autore

Chiara Fontana

Classe 1993, cresciuta a pane, libri e fantasia. Laureanda in Marketing Management presso l’Università Cattolica, sta cercando la sua strada nel magico mondo del Digitale. Zodiacalmente testarda e biologicamente sognatrice, è convinta che niente sia davvero impossibile.

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