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4' di lettura

Nel 2015 uno studio pubblicato da Microsoft ha svelato al mondo un’importante verità: gli esseri umani hanno una capacità di concentrazione inferiore a quella di un pesce rosso. Se i simpatici pesciolini che popolano i nostri acquari riescono a tenere alta la soglia dell’attenzione per 9 secondi, noi umani non superiamo gli 8 secondi. 

In quindici anni abbiamo perso quattro secondi in riferimento alla capacità di concentrazione, e i principali colpevoli di questa debacle appartengono al mondo digitale: smartphone e social media in ogni momento della giornata e in ogni luogo ci bombardano di informazioni distraendoci continuamente.

 

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La formazione aziendale oggi

Questo semplice dato ha delle ripercussioni anche nel mondo della formazione aziendale: oggi pensare di affidarsi completamente ai classici corsi in aula di 8 ore non è in linea con il ritmo di ciò che si muove intorno a noi, sia a livello personale che professionale. 

Essere sempre aggiornati con le novità provenienti dal mondo in cui si lavora è essenziale per la propria crescita professionale, ogni manager questo lo sa bene. Il problema sta nel trovare, da un lato, il tempo per farlo e, dall’altro, riuscire a farlo senza che il momento formativo si trasformi in qualcosa di noioso e poco interessante.

Senza dimenticare che ormai il rapporto tra docente e discenti oggi è molto cambiato: la distanza tra le due figure è sempre più sottile e la partecipazione è diventata uno degli elementi chiave dei momenti formativi. 

Ecco che le lezioni in aula oggi diventano degli importanti momenti di confronto in cui il docente diventa una sorta di guida con il compito di lanciare stimoli e di guidare il dibattito che si crea tra i partecipanti, i quali sono chiamati a essere parte attiva della conversazione e non più semplici destinatari di un messaggio.

 

Le metodologie più interessanti

Tutto ciò ha inevitabilmente un impatto anche sulle metodologie impiegate per la costruzione di un percorso formativo all’interno della mura aziendali. Se il tempo a disposizione diminuisce sempre più e mantenere alta la soglia di attenzione delle persone è un’impresa alquanto ardua, allora bisogna fare in modo che le attività formative siano:

  1. brevi
  2. interessanti
  3. utili

Per raggiungere questo obiettivo è possibile impiegare metodologie diverse.

 

Il social learning

Tra queste figura, per esempio, il social learning, ossia un processo di apprendimento che si svolge all'interno di un contesto sociale, che oggi è sempre più sinonimo di social network. Nasce così il modello di una formazione aziendale breve ma continua, che permette di mantenere costantemente aggiornati e informati i propri dipendenti senza doverli costringere a passare ore ed ore all’interno della stessa stanza.

Cosa vuol dire? Utilizzare i social network aziendali per veicolare dei contenuti multimediali – fatti di brevi testi, foto, infografiche, video – per approfondire di volta in volta quegli argomenti che l’azienda ritiene importanti per la formazione dei propri dipendenti all’interno di un contesto - quello di un gruppo social - in cui gli iscritti possono facilmente scambiarsi opinioni e interagire l’uno con l’altro.

 

La gamification

Per inserire un po’ di sana competizione all’interno della formazione aziendale, si può fare ricorso alla gamification, ossia l’inserire elementi del gioco in contesti di non gioco come il mondo aziendale. 

Ciò vuol dire, per esempio, utilizzare una piattaforma dedicata all’interno della quale non soltanto è possibile fruire di contenuti formativi, ma anche rispondere a delle domande che assegnano dei punti, i quali alimentano una classifica che serve a decretare uno o più vincitori alla fine del progetto. In questo modo è possibile garantire un coinvolgimento attivo degli utenti.

 

L’active learning

Se si vuole portare la formazione su tutt’altro livello allora è il caso di utilizzare la metodologia dell’active learning. Alcuni parlano anche di hackathon, altri di learning by doing, la realtà dei fatti è che cambia la formula ma non la sostanza: mettere le mani in pasta per imparare qualcosa sul campo e non dietro i banchi della formazione aziendale.

Ciò si traduce in un apprendimento esperienziale che coinvolge i dipendenti in prima persona in quanto chiamati a individuare soluzioni concrete a una sfida proposta dalla propria azienda. Questa metodologia, così come le altre illustrate, si pone l'obiettivo di aumentare l'engagement nei confronti dell'apprendimento: chi deve imparare, infatti, ha nella maggior parte dei casi un atteggiamento passivo verso le tematiche che devono essere studiate. 

Grazie all’active learning si rende chi ci ascolta attivo e partecipativo (ad esempio attraverso simulazioni, giochi di ruolo, collaborazioni etc.) in quanto si è chiamati a compiere delle attività e a fare uno sforzo cognitivo nel momento stesso in cui le si compie.

 

Pensare di affidarsi completamente ai classici corsi in aula di 8 ore non è in linea con il ritmo di ciò che si muove intorno a noi, sia a livello personale che professionale. Come innovare la formazione aziendale? Ci pensano i social network, l'active learning e la gamification. La parola d'ordine è partecipazione attiva!

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Chiara Bua
Autore

Chiara Bua

Esponente di spicco del binge-watching da molto tempo prima dell'arrivo di Netflix, non si tira mai indietro quando c'è da scoprire un nuovo ristorante giapponese o una succulenta hamburgheria. È nota al grande pubblico per essere tra le poche persone al mondo ad andare ogni giorno oltre la prima pagina di risultati di Google senza subire danni permanenti al cervello.

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