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5' di lettura

Quando si parla di smart working si fa spesso riferimento alla componente tecnologica di questa nuova modalità di organizzazione del lavoro: gli strumenti digitali oggi ci permettono di non essere ancorati a una scrivania all’interno di un ufficio per svolgere il nostro lavoro. Niente di più vero.

Ma è anche vero, però, che il lavoro agile implica ben più di un costante utilizzo degli strumenti digitali. La vera spinta innovatrice portata avanti dallo smart working risiede, infatti, più tra le maglie comportamentali della popolazione aziendale che non tra quelle meramente operative.

 

Lo smart working mette al centro le persone

Il nuovo mondo del lavoro pone al centro la persona, per la quale è così possibile conciliare al meglio i bisogni personali con quelli dell’intera organizzazione. Il singolo lavoratore viene responsabilizzato e reso più autonomo nella gestione del proprio lavoro, più consapevole dei risultati da raggiungere e maggiormente libero nel definire tempi e luoghi di svolgimento delle attività.

Con lo smart working, quindi, il lavoratore diventa veramente autonomo nella gestione della propria attività lavorativa e ciò comporta un cambio di paradigma non indifferente. Affinché lo smart working rappresenti un utile strumento di lavoro, infatti, è importante costruire un sistema di relazioni estremamente collaborative con un intenso coinvolgimento, anche emotivo, delle persone. 

Ecco perché il clima di fiducia e di commitment, ossia di forte identificazione del lavoratore con l’impresa, deve essere massimo. Così come è anche necessario gettare le basi per una costante e proficua comunicazione, soprattutto a distanza, tra i membri dello staff che sono chiamati a collaborare anche quando non condividono il medesimo spazio di lavoro.

 

Le digital soft skill per lo smart working

Proprio per questo motivo è fondamentale che le popolazioni aziendali coinvolte in progetti di smart working siano consapevoli del cambiamento che viene chiesto loro di mettere in atto, non soltanto da un punto di vista organizzativo ma anche, e soprattutto, comportamentale.

Ecco perché è sempre più importante sviluppare quelle soft skill, o meglio digital soft skill, che in un contesto come quello dello smart working costituiscono una delle chiavi di volta per approcciare nel migliore dei modi questa nuova modalità di organizzazione del lavoro. Quali sono queste digital soft skill?

 

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La virtual communication e il digital team working

Con virtual communication si intende la capacità relativa al comunicare in maniera efficace utilizzando vari canali digitali creati appositamente per questo scopo (per approfondire il tema si rimanda all’articolo Virtual Communication: il saper comunicare efficacemente sui canali digitali). 

Per comunicare con efficacia, infatti, bisogna sviluppare delle conoscenze da mettere in pratica per far si che diventino delle competenze. Non basta, per esempio, saper scrivere correttamente in una determinata lingua per riuscire a confezionare un tema, un articolo giornalistico o un paper scientifico. 

Allo stesso modo è necessario essere consapevoli, citando un esempio fra i tanti possibili, che il linguaggio da utilizzare su Facebook non può essere lo stesso di quello da impiegare all’interno di un articolo pubblicato su un blog.

 

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E il digital team working? Con questa espressione si intende la capacità di lavorare in modo produttivo, di stimolare l’engagement tra colleghi e di prendere parte attiva a un team anche da remoto (per approfondire il tema si rimanda all’articolo Digital Team Working: il lavorare in team grazie agli strumenti digitali). 

Come per qualsiasi altra attività, anche la collaborazione richiede la conoscenza e la padronanza di specifici comportamenti, oltre che di appositi strumenti, per poter davvero portare ai risultati prefissati. Ne sono un esempio la capacità di lavorare in gruppo e quella di lavorare per obiettivi.

Ma non solo! Oltre alla virtual communication e al digital team working, anche una soft skill come il Digital Mindset è imprescindibile per avviare un processo di cambiamento basato sulle dinamiche introdotte dalla Digital Transformation (per approfondire il tema si rimanda all’articolo Di Mindset e cambiamento: come sfruttare al massimo le opportunità della digital transformation).

 

Digital Dictionary può aiutarti a sviluppare le digital soft skills?

La risposta è si! Digital Dictionary ha sviluppato un percorso della durata di tre giornate da 4 ore ciascuna, per sensibilizzare e allenare la popolazione aziendale su un tema attuale e rilevante come quello dello smart working, all’interno del quale delle digital soft skill come il digital mindset, la virtual communication e il digital team working hanno una rilevanza fondamentale.

Le tre giornate sono così suddivise:

  1. Digital Mindset - mezza giornata dedicata all’approfondimento di come il digitale stia profondamente cambiando le nostre vite personali e professionali e di come sia quindi necessario sviluppare un’apertura mentale verso questo tipo di cambiamento;
  2. Smart Working, cos’è? - mezza giornata dedicata a questo tema per approfondire come questo si inserisca all’interno degli scenari abilitati dalla Digital Transformation e in cui tutti noi ci troviamo ad operare quotidianamente;
  3. Smart Working, le soft skill richieste - mezza giornata dedicata all’introduzione delle due digital soft skill imprescindibili per uno smart worker, ossia la virtual communication e il digital team working.

Le tre giornate in aula, inoltre, si alternano con dei contenuti erogati tramite la nostra piattaforma di gamification. Questi ultimi servono come approfondimento e rinforzo in riferimento all’ampio tema dello smart working, mentre gli incontri in aula sono focalizzati sul brainstorming in merito agli impatti della Digital Transformation e alla necessità di sviluppare un adeguato Digital Mindset per rispondere alla sfida lanciata dallo smart working.

 

Volete saperne di più? Date un'occhiata alla brochure per portare lo smart working e le digital soft skills in impresa!

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Chiara Bua
Autore

Chiara Bua

Esponente di spicco del binge-watching da molto tempo prima dell'arrivo di Netflix, non si tira mai indietro quando c'è da scoprire un nuovo ristorante giapponese o una succulenta hamburgheria. È nota al grande pubblico per essere tra le poche persone al mondo ad andare ogni giorno oltre la prima pagina di risultati di Google senza subire danni permanenti al cervello.

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