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Conversare con il proprio smartphone su quale farmaco prendere per combattere il mal di testa? Essere accolti al banco informazioni di un ospedale da un robot? Oggi questo è possibile. E non stiamo parlando di un film di Spielberg o di un romanzo di Asimov. Questo è possible nella realtà quotidiana di tutti noi, grazie a una tecnologia di cui ormai si sente molto parlare: lintelligenza artificiale. Come già sottolineato nell’articolo Di sanità e Intelligenza Artificiale: quali gli impatti e le aree di applicazione?, l’intelligenza artificiale ha invaso diversi settori e mercati e la sua forza innovatrice ha raggiunto anche il settore sanitario. Ma quali sono le applicazioni nel mondo healthcare? Vediamone insieme alcune!

 

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I robot tra infermieri e dottori

I robot sono alcuni dei dispositivi che possono essere guidati dall’intelligenza artificiale e, nel caso del settore sanitario, possono diventare dei validi assistenti sia per gli infermieri che per i medici. Tra le funzioni che i robot possono svolgere tra le corsie degli ospedali troviamo, per esempio, quella dall’accoglienza. Uno dei robot che è in grado di ricoprire questo ruolo è quello sviluppato dalla società SoftBank Robotics. Pepper, questo il suo nome, è stato assunto dall’ospedale AZ Damiaan, situato nella città belga di Ostend., ed è capace di "leggere" le emozioni dei pazienti, rispondere di conseguenza e svolgere attività come accompagnare i pazienti tra le corsie e i piani dell’ospedale fino a raggiungere il reparto cercato.

 

 

Anche Xiao Yi è un robot, ma in questo caso si tratta anche di un vero e proprio dottore. Il piccolo umanoide realizzato dalla iFlyTek in collaborazione con i ricercatori dell’Università Tsinghua di Pechino è stato, infatti, il primo dispositivo robotico ad aver superato il Chinas National Medical Licensing Examination: ha realizzato 456 punti su 600, 96 in più rispetto al punteggio minimo previsto dalla legge cinese. Come ci è riuscito? Come qualsiasi altro studente! Il robot ha speso un intero anno a studiare testi di medicina, articoli di riviste specializzate (400.000 per l’esattezza) e analizzare circa 2 milioni di cartelle cliniche. 

 

 

Gli assistenti virtuali per le cure domestiche

Un’altra delle applicazioni dell’intelligenza artificiale sono gli assistenti virtuali. In particolare, nel settore sanitario sono molto diffusi i chatbot. Uno di questi è Babylon, un’applicazione made in UK nata nel 2013 come app di telemedicina che forniva una chat live e video consultazioni con medici professionisti. Oggi grazie al suo bot alimentato dall’intelligenza artificiale è anche un sistema di triage. Il chatbot sviluppato da Babylon Health, infatti, valuta i sintomi e i fattori di rischio per fornire informazioni mediche aggiornate e delle linee guida da seguire per migliorare il proprio stato di salute e stile di vita. 

 

 

Anche Ada è un chatbot sanitario. Sviluppato dalla startup tedesca Ada Health questa “personal health guide”, dopo una serie di domande, è in grado di individuare le cause del malessere dell’interlocutore, suggerire come risolvere il problema e mettere in contatto il paziente con un medico specialista. Ada è già molto popolare (conta 5 milioni di utilizzatori e oltre 8 milioni di assessments completati) ed è utilizzabile anche in Italia (ma l’interfaccia è in lingua inglese).

 

 

L’IA per il supporto nella diagnosi 

L’intelligenza artificiale, tra le sue caratteristiche principali, annovera anche la capacità di imparare dagli stimoli che le vengono proposti. Ecco allora che, sottoponendo all’attenzione dell’IA migliaia di radiografie, questa riesce a sviluppare, per esempio, la capacità di riconoscere le diverse immagini ed elaborare delle diagnosi adeguate. Ma cos’altro si può chiedere di riconoscere ad un’intelligenza artificiale? Per esempio di riconoscere patologie come la tubercolosi, la polmonite o la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). 

E questo è quello che sta cercando di imparare l’intelligenza artificiale di Cloud DX (startup canadese) in base al suono di un colpo di tosse. In particolare, a partire dall’analisi di 750 tossi dei pazienti, insieme a quelle di 1.500 tossi false registrate da persone sane, il software è in grado di rilevare la differenza tra tubercolosi, polmonite, infezione delle vie respiratorie superiori o bronchite.

Anche Healthymize, una startup di origini israeliane, si è votata alla stessa mission, ma la sua IA è in grado di riconoscere le patologie delle vie respiratorie non dalla tosse, bensì dalla voce. Integrata all’interno di un’app per smartphone, l’intelligenza artificiale “ascolta” le conversazioni telefoniche dei pazienti e nel momento in cui gli algoritmi individuano un’anomalia, sia l’utente che il medico vengono immediatamente avvisati. Questa tecnologia è pensata in particolare per i pazienti affetti da BCPO o altre malattie di tipo cronico che devono quindi monitorare costantemente i propri sintomi. 

 


Algoritmi che prevedono il futuro

Nell’ambito della diagnostica, altra importante applicazione dell’intelligenza artificiale è l’uso del degli algoritmi di tipo predittivo che sono in grado di prevedere, in base ad alcuni fattori di rischio, il futuro incorrere dei pazienti in particolari patologie. 

Tra gli studi avviati in questa direzione troviamo quello dell’Università di Nottingham la cui  intelligenza artificiale è in grado di analizzare i dati medici dei pazienti e predire quali di loro corrono maggiormente il rischio di essere colpiti da un infarto o da un ictus nell’arco dei 10 anni successivi. Attualmente questa IA è riuscita a predire correttamente il “destino” di 355 pazienti. 

Riuscire a predire il futuro è un progetto molto ambizioso e anche molto allettante, tanto che ha attirato l’attenzione di player non solo del settore sanitario ma anche del mondo tech, come per esempio Google. La Google AI (divisione di Google dedicata esclusivamente allo sviluppo di progetti sull’artificial intelligence) sta lavorando sull’analisi delle immagini retiniche per predire la possibilità di incorrere nella retinopatia diabetica, ma anche per prevedere l’insorgere di patologie cardiovascolari. Riesce a fare questo prendendo in considerazione fattori sia genetici (come età e sesso) che legati allo stile di vita (come il fumo e la pressione sanguigna). In particolare l’algoritmo è stato in grado di distinguere le immagini retiniche di un fumatore da quelle di un non fumatore il 71% delle volte.

 


Il mondo healthcare, però, non è l'unico ambito di applicazione dell'intelligenza artificiale! Volete scoprire quali sono gli altri e conoscere le case history relative ai diversi digital trend? Ecco il nostro report! Cliccate il pulsante in basso per riceverlo via e-mail!

 

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Francesca Toldi
Autore

Francesca Toldi

Curiosa, propositiva e perfezionista. Davanti ad una sfida non si tira mai indietro. Approdata nel mondo della comunicazione da un background di studi molto vario ora è digital analyst e content creator in Digital Dictionary. Segni particolari: divoratrice di romanzi e cinefila professionista. Il suo motto: don’t stop until you are proud!

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