<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=325701011202038&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Se ad oggi si parla di soldi e di pagamenti, vi sarete accorti che questi temi non riguardano più strettamente la banca. Essi si legano piuttosto a quello di mobile: il mobile payment è oramai un dato di fatto, e anche se in alcuni Paesi le resistenze sono forti, sicuramente il futuro è a favore di questa tecnologia.

 

Cosa si intende

Dentro al cappello del mobile e delle transazioni di denaro, rientrano tre modalità di pagamento principali:

  • il classico mobile commerce, quindi il pagamento che avviene via browser o app quando si effettuano acquisti attraverso lo smartphone

  • il mobile payment vero e proprio, con cui i clienti usano tecnologie mobile o contactless per cui le informazioni di pagamento sono conservate nel device e, dopo l’inserimento di un PIN personale, si può completare la transazione

  • il mobile wallet, un portafoglio digitale conservato all’interno del proprio device mobile che contiene tutte le informazioni necessarie per completare i pagamenti

 

Chi lo usa

Se si considera il tasso di penetrazione degli smartphone nel mondo, potenzialmente tutti potrebbero accedere a questo tipo di servizi.

In Italia, da maggio, è possibile utilizzare Apple Pay per effettuare pagamenti in quei negozi dotati di POS contactless. Ormai è solo questione di tempo prima che i principali competitor, Android Pay e Samsung Pay, decidano di sbarcare anche nel nostro Paese. In giro per il mondo il sistema di pagamento made in Cupertino sta raccogliendo dei risultati interessanti: il volume delle transazioni è cresciuto del 450% nell’arco degli ultimi dodici mesi, nel solo Regno Unito le transazioni mensili sono aumentate di quasi il 300% nell’ultimo anno, mentre in Giappone circa mezzo milione di utenti hanno effettuato una media 20 milioni di transazioni mensili.

 

Chi sono gli operatori del mobile payment

Gli già citati Apple, Samsung e Android hanno innescato una guerra di conquista. I protocolli di comunicazione con i POS sono proprietari per ciascuno, e dunque conquistare una fetta di mercato sempre più grande di device garantisce anche un maggiore uso del relativo sistema di pagamento. Apple Pay è presente oggi in 21 Paesi, Samsung Pay in 20, Android in 13. La cosa più importante da notare, però, è che a nessuno di loro sono servite banche per sviluppare la tecnologia. Le competenze interne, le stesse che pensano alle prossime feature degli iPhone e agli aggiornamenti dei software Android, hanno dato alla luce dei sistemi di pagamento che sono concepiti a partire dalla user experience, e non dalle difficoltà di circuire le regulations per creare prodotti usabili e allo stesso tempo legali.

Si tratta di un cambiamento di approccio che vale forse più di qualsiasi altra tecnologia e che ha molto da insegnare ai player bancari del mercato, già presenti da tanto, ma da troppo ancorati a una vecchia idea di servizio e di cliente.

Le persone hanno bisogno del banking, non delle banche in quanto tali: il digitale permetterà questo cambiamento, ed esserci sarà fondamentale per sopravvivere in un panorama competitivo sempre più complesso.

Chiara Bua
Autore

Chiara Bua

Esponente di spicco del binge-watching da molto tempo prima dell'arrivo di Netflix, non si tira mai indietro quando c'è da scoprire un nuovo ristorante giapponese o una succulenta hamburgheria. È nota al grande pubblico per essere tra le poche persone al mondo ad andare ogni giorno oltre la prima pagina di risultati di Google senza subire danni permanenti al cervello.

Visual_storytelling_fundamentals_checklist
Digital_mindset_CTA