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5' di lettura

 

L'evoluzione del settore tecnologico procede a ritmi accelerati. È sufficiente pensare che fino a 10 anni fa, la scalata dell'e-commerce nel settore retail presupponeva una rivoluzione del customer journey, la fabbrica 4.0 era vista come un obiettivo a lungo termine legato a ingenti investimenti, la mobilità elettrica una chimera frenata da cambiamenti strutturali, economici e di processo.

Oggi, tutto questo è realtà. Il cambiamento, per sua natura, può generare squilibri se non viene affrontato con la giusta consapevolezza e padronanza delle nuove competenze digitali. Cosa possiamo fare per comprendere gli scenari futuri?

Con il supporto del Prof. Luigi Geppert, esploriamo quale sarà l'evoluzione del contesto tecnologico e i fattori disruptive e ostativi dei cambiamenti in atto.

 

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Prof. Geppert, quali sono le tecnologie che hanno segnato l'evoluzione del contesto tecnologico attuale?

Le tecnologie legate alla connettività, a partire dal 5G, il gigabyte e l’IoT connectivity, rappresentano il beacon con il quale definire gli scenari di applicazione e i potenziali sviluppi futuri che, ad oggi, è difficile descrivere in modo puntuale poiché saranno guidati e influenzati dalle evoluzioni simultanee del contesto.

Ad oggi, l’Italia è per importanza il secondo Paese manifatturiero in Europa, e pertanto dobbiamo porre l’attenzione sulle tecnologie che ci potrebbero accompagnare nel next level dell’automazione di processo: IIoT, Digital Twins, Robots, Cobots, RPA, 3D-4D printing.

A tal proposito, è importante ricordare la tecnologia che domina la cosiddetta “distributed infrastructure”, come cloud ed edge computing. L’adozione di queste tecnologie permetterà di gestire in cloud i dati e l’elaborazione degli stessi, rendendoli accessibili ai dispositivi più velocemente e da qualsiasi luogo.

 

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In ottica futura, quali sono le tecnologie che più di altre hanno un potenziale disruptive?

Nel lungo periodo le tecnologie che hanno un potenziale disruptive maggiore sono quelle che fanno capo alla “bio revolution”.

Parliamo di una rivoluzione trasversale, della confluenza dei processi tecnologici nella scienza biologica, che abbraccia diversi aspetti e settori. La bio revolution giocherà un ruolo chiave nello sviluppo delle cosiddette biomolecules, composti chimici che, replicando le molecole naturali, daranno un’ulteriore spinta al settore healthcare in termini di sviluppo di nuove terapie genetiche e formulazione di nuovi farmaci e vaccini.

Non solo: i progressi in questo campo permetteranno di sviluppare nuovi materiali e, di conseguenza, la loro adozione all’interno di molteplici settori di mercato come il settore farmaceutico, energetico, sanitario e manifatturiero. Basti pensare ai nanomateriali: sostanze chimiche di dimensioni estremamente piccole, alla base dello sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie.

Un altro campo di applicazione riguarda le bio machines, “macchine” capaci di simulare i comportamenti biologici degli esseri viventi. Sarà l’evoluzione naturale dell’uomo? Forse sì, c’è chi dice che l’uomo, prima o poi, consegnerà il testimone del suo progresso a qualcosa che è esterno a lui, costruito da lui, ma che poi si evolverà in un altro modo.

In questo scenario, è importante sottolineare il ruolo fondamentale che svolgeranno le tecnologie “pulite” nella definizione di nuovi paradigmi. Uno tra tutti la fusione nucleare, che prevede la creazione di energia attraverso la fusione dei nuclei e caratterizzata dalla possibilità di utilizzare atomi leggeri come l’idrogeno e l’elio.

Per concludere, il quantum computing rappresenta sicuramente una di queste tecnologie disruptive, poiché l’adozione di logiche quantistiche permetterà la gestione in contemporanea di molteplici algoritmi, sbloccando possibilità senza precedenti per le aziende.

 

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Secondo il Digital Economy and Society Index dell'UE, l'Italia non è tra le "prime della classe" quando si parla di integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese. Come possiamo cambiare la situazione?

Il rapporto prende in considerazione quattro dimensioni: il capitale umano, la connettività, l’integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici.

Un’analisi sistemica della situazione evidenzia che il dato più critico è legato all’arretratezza complessiva delle competenze digitali, cioè le caratteristiche del capitale umano.

In Italia, lo scenario allarmante è dato dalla percentuale dei laureati e di giovani che studiano discipline ICT: solo l’1,3% rispetto al 3,9% della media UE. Le nuove opportunità lavorative, presenti e future, richiederanno lo sviluppo di competenze sempre più legate al mondo ICT.

Parliamo di un cambiamento che ha e avrà un forte impatto a livello culturale. Se la storia ci insegna che la tecnologia trasforma i posti di lavoro tradizionali e ne crea di nuovi, sarà opportuno colmare questo divario. Le tecnologie ICT si basano su processi cognitivi noti e accessibili, legati per lo più alle scienze pure (matematica, fisica, chimica, biologia): sarà pertanto fondamentale agevolare la formazione di capitale umano in questi settori a partire proprio dalla formazione scolastica e accademica. Solo così potremo stare al passo e ridurre il divario con gli altri Paesi UE che hanno già sviluppato queste competenze.

 

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Abbiamo assistito al moltiplicarsi di studi e di casi applicativi dell'intelligenza artificiale in ambito healthcare. Quali sono i reali vantaggi di queste soluzioni?

L'healthcare è stato il settore che ha mostrato, forse più di tutti, il valore dell’intelligenza artificiale. Un esempio? L’avanzata della pandemia è stata arginata grazie allo sviluppo di vaccini basati su mRNA messaggero, che, al contrario di quelli basati sui vettoriali, sono prodotti con tecniche di sequenziazione che sfruttano anche algoritmi di machine learning.

Un altro esempio sono i pazienti virtuali: nel processo di approvazione di un farmaco, da parte degli enti certificatori, sono necessari clinical trials, quindi pazienti volontari che accettano di sottoporsi al trattamento. La tecnologia ha consentito lo sviluppo di virtual trial con pazienti virtuali, ovvero la simulazione dei processi tipici dell’essere umano mediante l’utilizzo dei computer. La combinazione di trial clinici e virtuali, oltre ad una riduzione di tempi e costi nello sviluppo, comporta anche una messa sul mercato di farmaci e vaccini in tempi più rapidi.

Sempre nell’ambito sanitario possiamo individuare altri esempi applicativi: l’elaborazione di piani per una terapia basati su condizioni e valori specifici del paziente, il monitoraggio dei pazienti in tempo reale con i wearable device, ovvero la diagnosi di patologie grazie all’interpretazione delle immagini mediche generate dai dispositivi intelligenti.

Nonostante gli investimenti siano consistenti, ad oggi, non possiamo dire che l’intelligenza artificiale sia una tecnologia matura poiché dipende dal settore preso in analisi. Se da un lato, tecnologie a bassa complessità come robot, dispositivi e macchinari hanno raggiunto un grado di maturità elevata da un punto di vista di intelligenza artificiale, dall’altro all’interno di contesti di maggiore complessità, come nel caso della pianificazione di una terapia personalizzata sul paziente, occorre approfondire la ricerca di soluzioni.

 

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Si dice che "i dati sono il nuovo petrolio". Cosa dovrebbero fare le imprese per estrarre del vero valore dalle informazioni a loro disposizione?

Se pensiamo che entro il 2025 saranno disponibili circa 180 zettabyte di dati, possiamo parlare a tutti gli effetti di information overload. Tuttavia, è importante sottolineare che l’intelligenza artificiale potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella gestione dei big data, supportando le imprese nei processi di estrazione e interpretazione dei dati.

Inoltre, l’avvento del 5G, se da un lato può aumentare la complessità in atto, dall’altro aprirà le porte a sistemi molto più veloci, spingendo le metodologie e le tecnologie di trattamento dati a diventare più smart. Combinare e dominare sapientemente le nuove tecnologie in gioco ci permetterà di non perderci in un insieme così vasto di informazioni, che, se mal gestite, potranno generare fenomeni disorientanti, come le fake news, o favorire il fenomeno dell’information overload che, per definizione, inibisce il processo decisionale umano.

 

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Cosa possiamo aspettarci dal prossimo futuro, a livello tecnologico?

Le tecnologie per lo spazio registreranno una forte accelerazione: opportunità di new business, sì, ma anche di “sopravvivenza” per le aziende che vogliono innovare. La ricerca di materie prime, di nuove risorse e di materiali innovativi favoriranno lo sviluppo della space economy. Ci addentreremo nel reverse logistics e riscopriremo il metaverso (di cui abbiamo parlato anche all'articolo I trend digitali del 2022: verso una connessione globale). 

 

In conclusione, i trend tecnologici sono sempre disruptive, e tutte le tecnologie elencate dal Prof. Geppert devono contribuire ad allenare la nostra capacità di apprendimento: la sfida cognitiva dell’uomo in questo scenario è quella di acquisire una conoscenza più approfondita delle tecnologie e del loro potenziale sviluppo, mediata dai sistemi intelligenti che abilitano ad allenare il pensiero critico.

 

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