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4' di lettura

Chi non crede nel principio della formazione come base imprescindibile per lo sviluppo delle risorse umane deve leggere questa storia.

 

Michael Jordan, un nome che conosciamo tutti. Forse il più grande cestista di tutti i tempi, colui che ha reso mondiale la popolarità del basket e ne ha fatto uno sport iconico anche al di fuori degli States.

Cosa c’entra la formazione con Michael Jordan? Tutto.

Michael era un ragazzo di talento, naturalmente portato per il basket, così come ciascuno di noi ha una propria inclinazione personale verso cui si sente più confidente. Eppure non aveva ancora acquisito il metodo per diventare un campione. Al liceo venne espulso tre volte in un solo anno, fino a che il padre gli disse “o ti dai una regolata o non ti farò mai più praticare sport”.

 


Il famoso spot di Michael Jordan dedicato al fallimento. Con la perseveranza e lo studio si vince. 

 

Ecco la scintilla. Michael si assesta e impara a rigare dritto, ma apprende un’altra lezione più importante: senza formazione non può andare da nessuna parte. E così inizia ad allenarsi seriamente. Il talento lo favorisce, ma è grazie a una preparazione intensiva che riesce ad eccellere: ore e ore di allenamento per trasformare un dono di natura in un’arma vincente.

Nessuno di noi può (o vuole) essere Michael Jordan, ma una cosa è certa: con una buona preparazione e una formazione continua, possiamo fare grandi cose.

 

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La formazione in Italia: uno spaccato della situazione

Se con “formazione” ci riferiamo agli anni scolastici, il rapporto “Education at a glance" dei paesi OCSE dichiara che l’Italia manifesta un evidente ritardo: quart’ultima come numero di laureati, terz’ultima per il livello di spesa in formazione in rapporto al PIL (3,6%, quando la media è 5%). Il deficit di investimenti in capitale umano riguarda soprattutto l’università (-26% rispetto alla media Ocse) e in parte la scuola secondaria (-8%).

 

formazione in Italia
La percentuale di giovani occupati, inattivi o disoccupati di età 18-24che non sono coinvolti in percorsi di formazione (2018)

 

Pensiamo alle principali sfide del mondo di oggi: l’adozione di tecnologie produttive fortemente innovative, che fanno uso di robotica, intelligenza artificiale e bioingegneria; la digitalizzazione diffusa che crea nuovi modelli di consumo, la sfida della decarbonizzazione che porta all’elettrificazione di imprese e trasporti…

Per gestire queste sfide è necessario che le persone siano adeguatamente formate e restino al passo per cogliere gli input della crescita. La formazione aziendale è lo stimolo essenziale per trasformare i talenti d’impresa in campioni.

 

Se vogliamo indurre maggiore innovazione e competitività delle nostre imprese a livello internazionale, è necessario ridare priorità alla formazione e alla ricerca, creando le basi per la futura crescita economica.

 

Per approfondire ancora più nel dettaglio, visita la nostra pagina su tutto ciò che devi sapere sulla formazione aziendale.
 

Formazione aziendale: gli aspetti da considerare

I cambiamenti indotti dalla trasformazione digitale all’interno della nostra società si riflettono anche sul modo di fare formazione oggi.

 

Se pensi che la formazione sia costosa, prova l’ignoranza.

Andy McIntyre

 

Il profilo generazionale della forza lavoro sta cambiando. Ora ci troviamo di fronte alla sfida di gestire una nuova generazione: i millennials.

Cosa sappiamo di questo gruppo? Secondo le ricerche condotte fino ad oggi, emerge che i nati fra il 1981 e il 1996 sono collaborativi, imprenditoriali e tecnologici, ma anche competitivi. Preferiscono autogestirsi e avere un flusso di lavoro non lineare.

Subito dopo di loro, viene la generazione Z: i nati tra il ’96 e il 2010. Coloro che fanno parte degli anni ’90 si stanno affacciando adesso al mondo del lavoro. Nati e cresciuti tra smartphone, tablet e wearablesquesta è la prima generazione mobile-first della storia. Gli youtubers sono per loro dei punti di riferimento, praticano il multitasking digitale, utilizzando contemporaneamente diverse applicazioni come WhatsApp, Instagram e Snapchat.

Preferiscono la dimensione visuale rispetto a quella testuale e la sfida è quella di riuscire a catturare la loro bassa soglia di attenzione, minore a 10 secondi. Per un approfondimento sulle nuove generazioni, puoi leggere l’articolo “Employer branding, comunicazione contestuale e generazioni native digitali”.

 

millennials_nuovi ingressi nel mondo del lavoro I millennials, nuovi ingressi nel mondo del lavoro. 

 

Con un gruppo di lavoro formato da persone che appartengono a queste generazioni, è normale che anche la formazione debba cambiare e rinnovarsi. Non è più possibile erogare corsi di otto ore, magari in modalità one-to-many (la classe tradizionale, con un professore e un certo numero di studenti). Per guadagnare l’attenzione e per ottenere un risultato positivo con le proposte formative è necessario adottare tecniche moderne.

Un esempio? L'uso della gamification sul posto di lavoro è un modo per affrontare la natura collaborativa e competitiva dei millennials. Secondo una ricerca di The HR Director, l'introduzione di elementi di gioco nella loro forza lavoro ha aumentato le vendite fino al 38%.

 

I trend da presidiare e le skill da possedere sono in costante aggiornamento. Michael Jordan diceva “master the fundamentals”, padroneggia le basi, che è un consiglio da non sottovalutare. Tuttavia, per chi lavora nel mondo digitale di oggi, non solo è importante conoscere le basi: è fondamentale conoscere gli sviluppi. Focalizzarsi sui trend più importanti e riconoscere le skill (digitali, ma non solo) per poter ottenere il massimo dalla Digital Transformation. Per questo è necessario sviluppare un percorso di formazione aziendale smart. Una proposta? Il nostro modello di smart education.

 

 

Forse non diventeremo tutti dei campioni alla pari di Michael Jordan nel basket, ma il destino (lavorativo) di ciascuno di noi è nelle mani dei responsabili HR. Sono loro che, come farebbe un buon coach, devono provvedere alla formazione aziendale per permetterci di esprimere tutto il nostro potenziale.

Quali sono, quindi, le Digital Soft Skill da sviluppare per poter lavorare bene in contesti caratterizzati da digitalizzazione diffusa? Quali competenze possono aiutarci a mantenere la competitività a livello personale, professionale e aziendale?

Le abbiamo raccolte in pratiche schede riassuntive. Clicca sul bottone qui sotto e scaricale!

 

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Francesca Fantini
Autore

Francesca Fantini

Nata da un felice connubio tra Italia del nord e del sud, possiede il gene prepotente della curiosità. Copywriter di professione, storyteller per vocazione, vegetariana per scelta, nel tempo libero fa esperimenti ai fornelli e acquista più libri di quanti potrà mai leggerne.

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