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6' di lettura

 

Gli ultimi due anni, trascorsi nel pieno di una pandemia globale, hanno portato alla sperimentazione di diverse forme di lavoro e collaborazione da remoto, cercando così di arginare il più possibile il contagio.

E come abbiamo visto in precedenza, nell'articolo Smart Working: cosa succederà dopo il Covid-19, è molto probabile, se non certo, che le modalità ibride e da remoto, adottate come soluzioni ad una situazione di emergenza, difficilmente ci abbandoneranno al termine della pandemia. 

Presi da altre attività e da altri pensieri, spesso e volentieri abbiamo parlato di un generico "lavoro da remoto" attorno al quale sono ruotate le soluzioni di aziende molto diverse tra di loro che, nel tempo, hanno portato a generare una certa confusione riguardo alle principali nozioni di smart working, home working e remote working.

È giunto il momento di fare un po' di ordine, specificando le caratteristiche e le principali differenze tra i diversi approcci:

  1. Smart working: il lavoro agile in Italia, il "way of working" all'estero
  2. Home working: cosa implica il "lavoro da casa"?
  3. Remote working: cosa lo differenzia da home working e smart working?

 

 

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1. Smart working: il lavoro agile in Italia, il "way of working" all'estero

 

Partiamo dal termine più utilizzato in assoluto: smart working. A prescindere da quale sia la reale modalità di lavoro adottata, in molti casi si parla in modo indiscriminato di smart working. Ma cosa si intende davvero? 

Come abbiamo avuto modo di approfondire all'interno dell'articolo Smart Working: cos’è e quali sono i vantaggi per le imprese, la definizione condivisa e approvata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è la seguente:

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività

 

In poche parole, il concetto di smart working sradica la "regola", considerata tale per diversi anni" secondo cui presenza in ufficio equivale a produttività, ma sposta il focus sugli obiettivi e sui risultati: non importa da dove si stia svolgendo il proprio lavoro, come non importano gli orari, contano solo i risultati che il collaboratore si impegna a raggiungere. 

In Inghilterra, per esempio, quando si parla di smart working non si fa riferimento al luogo dal quale viene svolta la prestazione lavorativa, bensì alle tecnologie impiegate per svolgerla nel migliore dei modi. Ben diverso dal nostro approccio che considera "smart" la possibilità di scegliere in modo agile da dove lavorare. 

 

🐙 In relazione al tema delle tecnologie utili, se vuoi approfondire, abbiamo scritto due articoli dedicati agli strumenti e alle metodologie più adatte:  Smart working: le applicazioni per organizzarsi meglio e Smart working e smart collaboration: da sfida a opportunità.

 

Tornando all'esempio dell'Inghilterra, l'aggettivo smart significa intelligente. Proprio per questo motivo, lo smart working non rappresenta solo una semplice modalità di approccio al lavoro, bensì rappresenta una vera e propria misura di welfare aziendale.

 

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2. Home working: cosa implica il "lavoro da casa"?

 

Home working, letteralmente tradotto "lavoro da casa", racchiude in sé la principale differenza da smart working: come possiamo facilmente intuire, la grande differenza con il lavoro in presenza, consiste proprio nel luogo che passa dall'essere l'ufficio alla casa.

Questo cosa significa? Quando parliamo di home working gli orari rimangono esattamente quelli prestabiliti dal lavoro in presenza e si appoggia sulle medesime regole, gli stessi vincoli e le stesse funzioni, l'unica differenza consiste nel fatto che le mansioni, svolte prima in ufficio, vengono svolte da casa. 

Quali sono dunque le principali differenze con lo smart working?

Prima di tutto il luogo: se nello smart working non è necessario rendere noto il luogo dal quale si erogano le proprie prestazioni lavorative, nella condizione di home working, sì. Il datore di lavoro e il dipendente concordano formalmente il domicilio come sede di riferimento. 

Perché? Il motivo è molto semplice: in questo caso il datore di lavoro è legalmente responsabile della sicurezza e della salute dei propri dipendenti, pertanto è tenuto a sapere da dove il dipendente sta lavorando. 

L'altra differenza sostanziale con lo smart working consiste nelle modalità attraverso cui il dipendente decide come gestire la propria operatività e i propri orari: se nel caso dell'home working, invece, il lavoratore in home working è vincolato ai ritmi dell'ufficio concordati contrattualmente, nel caso del lavoratore in smart working, la gestione dei ritmi di lavoro è autonoma, l'unico vincolo consiste nel raggiungimento degli obiettivi prestabiliti.

 

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3. Remote working: cosa lo differenzia da home working e smart working?

 

Facciamo una precisazione: remote working e telelavoro sono sinonimi. Detto ciò, il remote working non differisce di molto dall'home working: le mansioni e gli orari rimangono invariati rispetto al lavoro in presenza, tuttavia l'unica differenza corrisponde al vincolo di posizione che in questo caso non prevede lo svolgimento del proprio lavoro necessariamente da casa, ma da qualsiasi postazione come, ad esempio, uno spazio di coworking.

L'annullamento del vincolo di posizione è l'unico aspetto in comune con lo smart working. Per il resto, il remote working è del tutto analogo all'home working. 

Quindi, quando parliamo di telelavoro, facciamo riferimento al lavoro da remoto con l'unica differenza che questo prevede lo svolgimento del proprio lavoro da un luogo non specificato

Ricapitolando, ecco le principali differenze tra smart, home e remote working:

Smart Working: presuppone una piena autonomia da parte del lavoratore, non sono previsti limiti legati agli orari di lavoro e allo spazio in cui esso viene svolto. Il lavoratore smart può gestire la propria giornata, le task, gli orari e la sede dalla quale opera, come meglio crede: l'importante è che continui a garantire il raggiungimento dei risultati concordati con il datore di lavoro. 

 

Home working: consente al lavoratore di svolgere le proprie mansioni da casa (o da un luogo unico e concordato, normalmente il domicilio), ma presuppone il pieno rispetto delle normative vigenti in ufficio, sia a livello di orari che di mansioni. 

 

Remote working o telelavoro: consente al lavoratore di scegliere autonomamente il luogo da cui erogare le prestazioni di lavoro, attenendosi alle normative vigenti in ufficio, come avviene per l'home working. 

 

Tutto chiaro? La confusione che ultimamente si è creata attorno a queste definizioni è notevole, tuttavia speriamo di essere riusciti a chiarire i tuoi dubbi, dove presenti. Se vuoi approfondire ulteriormente questi temi e l'equilibro tra queste diverse forme di svolgimento del lavoro, ti segnaliamo due articoli che abbiamo pubblicato sul tema:

  1. Smart Working in impresa: l'equilibrio che vorremmo 
  2. Hybrid Work: il futuro del lavoro è ibrido.

 

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