<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=325701011202038&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

6' di lettura

 

L'Italia e il mondo arrivano da due anni che hanno stravolto le nostre abitudini, personali e professionali. Senza entrare nel merito degli impatti psicologici e del cambio delle abitudini personali, è fuori discussione che tutto il mondo del lavoro si sia trovato ad affrontare una situazione senza precedenti che ha portato ad una spaccatura non indifferente: da un lato i lavoratori che per inquadramento o tipologia di professione svolta, hanno avuto la fortuna di poter lavorare anche da remoto, e quei lavoratori che invece si sono trovati a dover fermare la propria attività. 

Questa situazione ha inevitabilmente causato un cortocircuito nella continuità di molti business che, ancora oggi, si trovano a dover rivedere le proprie politiche interne per andare incontro alle nuove esigenze dei lavoratori. 

Il distanziamento sociale ha portato, a partire dal 2020, ad una "sperimentazione obbligata" delle modalità di lavoro da remoto. Oggi, ad un passo dalla fine dello stato di emergenza, come andrà avanti l'esperimento smart working? 

In questo articolo cercheremo di analizzare i vantaggi e le sfide derivanti dall'adozione dello smart working in impresa, approfondendo questi temi:

  1. Perché continuare a lavorare in smart working dopo la pandemia?
  2. Punto di non ritorno: lo smart working è pienamente integrato nel new normal
  3. Smart working e hybrid work: abbiamo trovato l'equilibrio ideale?
  4. Smart working e Diritto alla Disconnessione

 

🐙 Scopri come evolvere l'approccio alla formazione in impresa: clicca l'immagine qui sotto e scopri come sviluppare la cultura e le competenze digitali richieste dal mercato con Digital Dictionary. Compila il form per entrare in contatto con il nostro team. 

competenze digitali formazione

 

 

1. Perché continuare a lavorare in smart working dopo la pandemia?

 

Concependo gli ultimi due anni come un’autentica sperimentazione e ponendo di esser giunti alla sua fase conclusiva, possiamo dire che sì, lo smart working ha superato la fase di test.

A dimostrarlo è il fatto che, come sostenuto dallo studio condotto dal Politecnico di Milano, il rientro in ufficio non ha comportato la diminuzione del lavoro da remoto, al contrario ha portato ad instaurare un regime ibrido, consolidando sia lo smart working sia l’hybrid work, di cui abbiamo parlato nell’articolo “Hybrid Work: il futuro del lavoro è ibrido”.

Il fatto è che la modalità di lavoro da remoto implica una serie di vantaggi ai quali le persone non si sentono pronti a rinunciare, a partire da una migliore gestione della propria vita lavorativa ed extralavorativa, ma non solo.

Lavorare in smart working rappresenta un’ottima soluzione anche in tema di economia e sostenibilità: il solo evitare il trafitto in auto casa-lavoro implica una diminuzione non solo del tempo, ma anche di soldi e di carburante, riducendo di riflesso l’inquinamento globale. 

 

smart covid.001

 

 

2. Punto di non ritorno: lo smart working è pienamente integrato nel new normal

 

La flessibilità sul lavoro, ora che è stata scoperta, appurata e conclamata, ha rappresentato il punto di non ritorno nella società post pandemica.

E in realtà, era perfettamente integrabile anche prima, solo che è servito il Covd-19 per accertarne i benefici e la completa fruibilità da parte delle aziende. Tant’è che in Italia la legge sul lavoro agile, alias smart working, risale al 2017 e corrisponde alla Legge n.81 del 22/05/2017.

Sempre secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, prima dell’avvento del Covid-19 solo il 13% delle imprese adottava il lavoro da remoto, ma adesso? Le previsioni stimano circa 4,38 milioni di lavoratori che svolgeranno le loro attività, almeno parzialmente, in smart.

Il mondo è ormai orientato verso nuovi strumenti, alcuni già in essere, altri in via di sviluppo, per ottimizzare il lavoro da remoto: dalla realtà aumentata, agli smart collaboration tools, alle lavagne virtuali, ai chatbot ecc.

Ne consegue che siano cambiate (o meglio, siano incrementate) le competenze necessarie per accedere al mondo del lavoro o confermarsi competitivi e richiesti. Abbiamo approfondito il tema delle competenze digitali nell'articolo: "L'assessment delle competenze digitali: cos'è e perché è importante".

 

🐙 Resta al passo con il cambiamento: accedi all'area download e scarica gratuitamente gli approfondimenti e i casi studio prodotti dal nostro team.

 

area-download

 


3. Smart working e hybrid work: abbiamo trovato l'equilibrio ideale?

 

Di sicuro possiamo dire che sì, si è instaurato un equilibrio. Quello ideale è ciò che la maggior parte dei lavoratori stanno tutt’ora cercando o perseguendo, se ancora non ci sono completamente arrivati. 

Quello che sappiamo per certo è che, grazie a questa sperimentazione globale, il mondo ha conosciuto un molto più ampio impiego dei dispositivi tecnologici, accelerando delle abitudini che forse si sarebbero comunque instaurate, ma nel luogo periodo. 

In questo panorama, il lavoro ibrido e quello da remoto non hanno comportato solo un incremento tecnologico, ma hanno stabilito nuovi paradigmi e nuovi modelli organizzativi: l’indice di riferimento per stabilire la qualità delle performance non è più il tempo passato in ufficio o gli straordinari, ma gli obiettivi raggiunti. 

Insomma, lavorare dall'ufficio, dal bar, da un aula studio o da qualsiasi altro posto non è più una discriminante o una variabile in qualche modo significativa. L'eterogeneità degli strumenti predisposti a ottimizzare lo smart working l'hanno equiparato a quello fisico e la forma ibrida, un po' in ufficio un po' da remoto, ha aperto a molteplici opportunità per i lavoratori

Queste modalità comportano inevitabilmente un aumento della fiducia riposta nei dipendenti, che promettono la stessa qualità del lavoro fuori dall’ufficio e senza la supervisione di un superiore.

 

4. Smart working e Diritto alla Disconnessione

 

Dinanzi agli innegabili benefici dello smart working, è doveroso ammettere che tutta questa iper-connessione possa portare anche alcuni “effetti collaterali”.

Primo tra questi, nonché causa indiretta di altri più seri è l’accavallamento tra impegni lavorativi ed extralavorativi.

Questa tensione può portare a conseguenze importanti dal punto di vista della salute, come stress, irritabilità, mancanza di energie, depressione e peggiori performance lavorative. 

A tutto questo in realtà è stata trovata una soluzione che si chiama diritto alla disconnessione, ovvero il diritto del lavoratore alla non reperibilità fuori dagli orari lavorativi, atto a prevenire i rischi psicofisici portati dall’iper-connessione. 

In breve, cosa stabilisce il diritto alla disconnessione?

 

  • Datore di lavoro e dipendente devono concordare le fasce di reperibilità entro le quali un lavoratore può essere contattato;

  • L’arco temporale entro il quale si svolgono le attività giornaliere non deve superare le 13 ore;

  • Dopo i cinque giorni lavorativi, al lavoratore spetta un periodo di riposo di almeno 48h, mentre dopo una giornata lavorativa, almeno 24h di riposo;

  • Per le attività che comportano l’utilizzo continuo di dispositivi tecnologici (computer, tablet e simili), per almeno 3h consecutive al giorno, il datore di lavoro ha l’obbligo di dare indicazione ai lavoratori di svolgere delle pause di 15 minuti ogni 2h di attività dinanzi al monitor.

 

Resta al passo con il cambiamento e vieni a scoprire Tentacle Learning Platform, la Digital Corporate Academy che rende la formazione innovativa e coinvolgente in impresa, stimola il confronto e il dibattito e offre un supporto digitale alle lezioni svolte in assenza di prossimità!

 

tentacle-learning-platform-formazione-digitale

 

 

Redazione
Autore

Redazione

New call-to-action
tentacle magazine