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«Scientia potentia est». La celebre frase del filosofo inglese Francis Bacon è una di quelle massime che almeno una volta nella vita abbiamo sentito pronunciare da qualcuno. E si tratta di un concetto accostabile anche alla trasformazione digitale: come per tutte le novità o le cose che non si conoscono, è fondamentale “conoscere” per farsi un’idea sull’argomento per sviluppare un proprio set di conoscenze per trarre il massimo dalle opportunità che la vita ci pone davanti.

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E se da un lato il cercare di accrescere la propria conoscenza è di fondamentale importanza per vivere al meglio la propria vita sia come cittadini che come professionisti; dall’altro lato affinché ciò sia possibile è necessario che la conoscenza venga in qualche modo condivisa e, di conseguenza, resa accessibile a tutti coloro che vogliono fruirne. Del resto siamo ben lontani dagli anni, tipici del Medioevo, in cui la conoscenza era un bene gelosamente custodito e tramandato tra pochi eletti, e proprio la trasformazione digitale sta notevolmente favorendo la condivisione del sapere non soltanto “dall’alto verso il basso”, ossia tra chi detiene la conoscenza e chi vuole fruirne, ma anche tra pari favorendo, tra le altre cose, la generazione di nuova conoscenza grazie a dinamiche collaborative.

 

Cos’è il knowledge networking?

Con questa espressione si intende la capacità di identificare, recuperare, organizzare, capitalizzare e condividere il patrimonio di conoscenze all’interno di reti e comunità virtuali. Secondo alcuni studiosi, il concetto alla base di questa digital soft skill non è altro che un caso particolare di applicazione del modello dei social network in cui i collegamenti tra i membri della rete rappresentano conoscenze condivise o correlate invece che legami di amicizia o di conoscenza. Oggi, infatti, nell'ambiente online in cui tutti noi ci muoviamo e agiamo, la condivisione della conoscenza non è più limitata a conoscenti o colleghi all'interno di organizzazioni specifiche, ma include anche un numero crescente di persone geograficamente disperse che condividono conoscenze con dei perfetti sconosciuti proprio all’interno delle comunità online.

Secondo il modello DigComp, elaborato dalla Commissione Europea, con knowledge networking si intende la capacità di:

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Sempre secondo il report della Commissione Europea, da un punto di vista attitudinale, una persona che possiede questa skill ha:

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Gli ambienti del knowledge networking

Blog, online community, cartelle condivise sul cloud, social network, piattaforme per la pubblicazione di articoli scientifici e/o accademici sono tutti strumenti che possiamo utilizzare non soltanto per accedere, a vario titolo e a vari livelli, a diverse tipologie di contenuti e di saperi (in veste, dunque, di fruitori), ma anche per condividere (in qualità di produttori) contenuti e conoscenze con un pubblico più o meno ampio a seconda del canale che si sceglie di utilizzare.

Quando si parla di knowledge networking, inoltre, la sfumatura che si da a questa skill riguarda la condivisione di una conoscenza prettamente professionale. Spesso infatti, la letteratura scientifica disponibile sull’argomento, parla di Scientific Social Network Site (SSNS) in riferimento a quegli ambienti digitali potenzialmente in grado di supportare la condivisione delle conoscenze tra professionisti e studiosi.

Prendiamo come esempio ResearchGate, una piattaforma che si occupa di raccogliere e rendere accessibili, per la maggior parte in modalità aperta e gratuita, articoli e magazine scientifici che coprono svariati ambiti: dalla psicologia alla sociologia, passando per l’ingegneria, la medicina, l’economia, la matematica, l’astronomia, la biochimica e la farmacologia, solo per citarne alcune. Se, sul versante dei fruitori di contenuti, ResearchGate rappresenta una fonte molto interessante per il proprio approvvigionamento informativo su specifici temi; la piattaforma costituisce anche un importante ambiente all’interno del quale gli addetti ai lavori possono condividere le loro ricerche. ResearchGate, infatti, può essere considerato uno Scientific Social Networking Site che consente agli studiosi e ai professionisti di creare un profilo personale, di condividere le loro ricerche e di avviare discussioni intorno ad esse e di avvalersi del contributo di membri della comunità scientifica, vicini e lontani, come mostrato nel video che segue.



È abbastanza evidente che il knowledge networking sia una skill particolare, quasi un po’ ibrida, che si trova all’incrocio tra skill differenti: su tutte la digital literacy, ma anche elementi legati alla virtual communication e al digital team working emergono tra le righe quando si parla di knowledge networking. Questa digital soft skill, infatti, sotto molti aspetti rappresenta l’altra faccia della medaglia della digital literacy (per un approfondimento si rimanda all'articolo La ricerca delle informazioni online: questione di competenze digitali, o di Digital Literacy): se dobbiamo affinare la nostra capacità critica per valutare il valore dei contenuti a nostra disposizione è perché le tecnologie digitali ci permettono di condividere facilmente questi contenuti con il resto della comunità online.

Ed è anche vero che a seconda della forma che la conoscenza condivisa online assume è possibile assottigliare i confini tra il knowledge networking e la virtual communication (per un approfondimento si rimanda all'articolo Virtual Communication: il saper comunicare efficacemente sui canali digitali): del resto condividere online, su un blog o su una community professionale, un articolo (virtual communication) non può essere inteso come sinonimo di condivisione della conoscenza? E ancora, utilizzare gli strumenti digitali per condividere materiali relativi alla trasmissione di un sapere non rappresenta una delle componenti principali del digital team working (per un approfondimento si rimanda all'articolo Digital Team Working: il lavorare in team grazie agli strumenti digitali)?

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Chiara Bua
Autore

Chiara Bua

Esponente di spicco del binge-watching da molto tempo prima dell'arrivo di Netflix, non si tira mai indietro quando c'è da scoprire un nuovo ristorante giapponese o una succulenta hamburgheria. È nota al grande pubblico per essere tra le poche persone al mondo ad andare ogni giorno oltre la prima pagina di risultati di Google senza subire danni permanenti al cervello.

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